Il Piano di Transizione 5.0 ha introdotto una significativa novità per le aziende che investono in digitalizzazione: i software con licenza SaaS sono ufficialmente esclusi dal credito d’imposta.
La scelta segna un cambio di direzione importante nel modo in cui vengono incentivati gli investimenti. L’obiettivo è favorire interventi considerati strategici e la sovranità digitale.
I “Software as a Service” vengono classificati come costi operativi (OpEx). Si tratta quindi di spese ricorrenti legate a canoni e abbonamenti, che non rientrano nella categoria delle immobilizzazioni immateriali richieste dai parametri dell’incentivo. Il Piano di Transizione 5.0 premia invece gli investimenti in beni capitalizzabili (CapEx), cioè soluzioni tecnologiche che diventano parte integrante del patrimonio aziendale. Tra queste rientrano licenze perpetue, infrastrutture proprietarie e software installabili direttamente nei sistemi dell’impresa.
La direzione intrapresa dal Piano di Transizione 5.0 punta anche a rafforzare il controllo diretto su dati, infrastrutture e tecnologie, riducendo la dipendenza dalle grandi piattaforme delle Big Tech internazionali. Sempre più aziende stanno infatti valutando modelli che garantiscano una governance più rigorosa, soprattutto in settori strategici o sensibili dal punto di vista della sicurezza dei dati.
Software on-premise, licenze perpetue e sviluppo interno diventano strumenti strategici non solo per ottenere gli incentivi, ma anche per riprendere il pieno governo degli asset digitali.
Le soluzioni sviluppate da Venicecom si basano su codice proprietario realizzato in Italia, completamente personalizzabile e installabile anche on-premise presso il datacenter del cliente. Questo approccio permette alle aziende di mantenere piena sovranità digitale, il controllo dei dati e massima flessibilità operativa.

